Prova scritta di italiano: occasione mancata di analizzare testi di scrittrici e poetesse come Grazia Deledda e Isabella Morra
Tra le tracce di italiano degli esami di maturità anche quest'anno non c'era nemmeno un'autrice. Ci meravigliamo di questo? Purtroppo no, soprattutto se consideriamo che scrittori come Pirandello svalutavano il talento di una grande autrice come Grazia Deledda solo perché non aveva un titolo di studio elevato e da allora non è cambiato molto. Eppure Deledda ci ha lasciato dei romanzi di enorme valore letterario nonostante non abbia avuto la possibilità di frequentare nemmeno le medie, che per l'epoca sarebbe stato già un buon traguardo.
Il motivo principale per cui non ci stupiamo del fatto che non ci sia un'autrice è che nei programmi di studio non viene dato rilievo alle figure femminili della letteratura. A pensarci bene nemmeno alla facoltà di Lettere moderne viene dato il giusto spazio alle scrittrici italiane, da quello che ricordo. Nei manuali ci sono solo dei piccoli paragrafetti dedicati alle autrici e alle loro opere.
E se non viene dato il giusto peso nemmeno alle scrittrici che hanno vinto il premio Nobel, come Grazia Deledda, figuriamoci se si prende in considerazione la poetessa lucana del '500 Isabella Morra.
Persino io che sono lucana non conoscevo l'autrice di uno splendido canzoniere nata a Valsinni, in provincia di Matera. L'ho scoperta solo durante il corso di Critica letteraria nel quale la docente ci ha fatto studiare la sua vicenda per analizzarlo da un punto di vista ecdotico.
Sarebbe stato interessante per gli studenti che hanno affrontato la prova di italiano analizzare uno dei sonetti di Isabella Morra poiché la sua storia ci insegna che il patriarcato non è un'invenzione moderna delle femministe brutte e cattive, come molti uomini le definiscono, ma è un retaggio che ci portiamo dietro da secoli.
La poetessa Isabella Morra visse tutta la sua breve esistenza in una terra ostile alle sue ambizioni. La giovane fu costretta a stare lontana dal suo amato padre, il barone Giovan Michele, il quale fu esiliato in Francia per aver dato il suo sostegno ai francesi nella lotta contro Carlo V inimicandosi così il principe di Salerno Ferrante Sanseverino, fedele agli spagnoli.
La scrittrice rimase con sua madre e con i fratelli a Valsinni, un territorio fatto di montagne scoscese e dirupi. Qui scrisse i suoi componimenti poetici ai quali affidò i suoi lamenti, la sua angoscia, la sua tristezza e la sua irrequietezza.
Il destino di Isabella fu segnato proprio da quelle poesie e dalle lettere che aveva scambiato con lo spagnolo Diego Sandoval De Castro, sposato con Antonia Caracciolo. Infatti, quando i tre fratelli Cesare, Fabio e Decio, imbarbariti dal posto in cui erano cresciuti, scoprirono quella corrispondenza pugnalarono a morte la sorella perché sospettavano che tra Isabella e Diego fosse nata una relazione amorosa. Dai documenti trovati non è mai stato appurato che tra i due ci fosse un legame che andasse oltre alla passione per la letteratura.
Non contenti, i tre fratelli uccisero anche Diego Sandoval De Castro in un'imboscata. L'odio verso l'uomo non era dettato soltanto dalla presunta storia d'amore con Isabella, ma anche dal fatto che fosse spagnolo e parteggiasse per Carlo V.
Quello che resta di Isabella di Morra, oltre alla sua triste storia, è un canzoniere composto da tredici sonetti in cui si sente tutto il suo male di vivere, il risentimento verso il luogo in cui ha vissuto, verso la crudel fortuna, verso le persone irragionevoli da cui è circondata, verso la sua giovinezza sprecata in un luogo in cui non veniva valorizzata la sua arte letteraria.
Ancora una volta la scuola italiana ha perso l'occasione per far conoscere la giovane poetessa lucana e altre scrittrici italiane con una sensibilità diversa, con storie in salita e che nonostante i mille impedimenti sono riuscite a emergere e a far conoscere le loro opere.
Qualora volessi approfondire la vita della poetessa lucana ti consiglio il testo Isabella Morra Rime a cura di Maria Antonietta Grignani.
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